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❤️ Trent'anni, un numero tondo: la mia prima multa per eccesso di velocità
C'è un piccolo orgoglio silenzioso in un primato che non dici a nessuno, ma che ti porti dentro come una medaglia invisibile. Il mio era questo: trent'anni di patente, zero multe per eccesso di velocità. Non un punto tolto, non un vigile che mi guardasse storto, non una busta minacciosa nella cassetta della posta. Guidavo con la disciplina di chi ha imparato a rispettare i limiti prima ancora di capire perché esistessero.
Mi piaceva pensarmi così: quella responsabile. Quella che rallenta prima delle strisce, che controlla lo specchietto due volte, che non si fa mai cogliere impreparata.
Poi, qualche settimana fa, ad agosto, è arrivata la raccomandata.
L'ho guardata con la disinvoltura di chi è convinto si tratti di un errore amministrativo, uno scambio di targa, un disguido burocratico, un figlio neopatentato, la solita multa per parcheggio selvaggio nella grande Milano. Ho aperto la lettera pensando "sarà sicuro un malinteso". Non lo era.
Un autovelox — in un tratto di strada che faccio almeno 3 volte la settimana da quando sono nata. Ero semplicemente immersa nei miei pensieri, tipo la lista della spesa o il pranzo di domenica — mi ha immortalata in un istante di leggerissima, quasi filosofica distrazione dal limite di velocità. Andavo a 57 Km/h invece che a 50 Km/h una domenica mattina di giugno alle 6.58 di mattina.
Trent'anni di verginità stradale, cancellati in una frazione di secondo e fissati per sempre in uno scatto fotografico decisamente poco lusinghiero.
E qui viene la parte che non mi aspettavo: per un attimo, invece della vergogna, ho sentito qualcosa di simile al sollievo. Come se un piccolo equilibrio cosmico fosse stato finalmente ristabilito. Come se l'universo mi stesse ricordando, con la delicatezza di un autovelox, che nessun record dura per sempre — e che va bene così.
Ora ho la mia prima multa in tre decenni, incorniciata idealmente accanto ai ricordi più assurdi della mia vita. E un pensiero nuovo: forse la perfezione, quella vera, sta proprio nell'accettare quando smette di esistere.
E voi? Qual è il vostro record "immacolato" che prima o poi (o forse già) si è rotto — sulla strada o altrove?
Raccontatemelo nei commenti, mi serve compagnia in questa piccola caduta di stile.

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